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Applicazione del Plasma Arricchito in
Piastrine (PRP) In chirurgia della calvizie...
Il dibattito tra il Dr. Reese e il Dr.
Greco
Le recenti dichiarazioni del Dr Reese
contenute nell’articolo dal titolo “Autologous platelet rich plasma:
what do we know? Important concepts relevant to hair restoration surgery”,
oggetto di dibattito, riguardano proprio il PRP.
(Cos’è il PRP?)
Il PRP autologo è un concentrato di
piastrine ottenuto da centrifugazione del sangue che, in seguito ad un
processo di degranulazione, rilascia diverse biomolecole. I granuli alfa
e i granuli densi contenuti nelle piastrine sono infatti una ricca fonte
di fattori di crescita, di citochine e di chemochine importanti per la
rigenerazione e la riparazione del tessuto.
Come spiegato dal Dr Reese nel suo
articolo, non è così sorprendente che i prodotti derivati dalle
piastrine ed quindi il PRP abbiano mostrato risultati promettenti in
odontoiatria e chirurgia maxillo-facciale, chirurgia ortopedica, oculare
e nella guarigione delle ferite. Storicamente, l’uso dei prodotti
derivati dal PRP sono stati limitati a queste specifiche indicazioni,
ma, più recentemente, sono stati oggetto di interesse in un più ampio
campo di applicazioni cliniche del PRP autologo, come quello della
chirurgia della calvizie, per promuovere una più rapida guarigione delle
ferite post-trapianto e per una più consistente crescita dei capelli.
Lo scopo dell’articolo del dott. Reese è
di fornire un background riguardo i metodi usati per la produzione del
PRP per una più profonda comprensione dei suoi effetti nella cura e
nella chirurgia della calvizie.
Viene sottolineato infatti l’esistenza di
differenti sistemi per la produzione del PRP, dalla tecnica
tradizionale per PRP in sospensione applicata da sempre in campo
ortopedico a quella per ottenere PRP in gel trombina attivato (come il
Cytomedix Autogel) per le ferite, e di come questi sistemi comportino un
PRP che varia sia nella concentrazione di piastrine sia nel contenuto di
eritrociti e leucociti.
I risultati clinici possono variare
dipendentemente dai sistemi PRP utilizzati e perciò è importante per il
Dr Reese comprendere le differenze che esistono tra i diversi sistemi
PRP esistenti sul mercato per una scelta clinica più appropriata.
Reese spiega che potrebbe sembrare logico
giungere alla conclusione, sbagliata, che una concentrazione piastrinica
più alta sia più desiderabile (“The more is better...”). Diversi studi
riportano infatti come il PRP più concentrato possa inibire la crescita
cellulare e l’attività chemiotattica associata alla rigenerazione;
inoltre un’alta concentrazione di piastrine ha visto anche l’attivazione
dell’apoptosi cellulare (morte cellulare programmata). E’ stato ossevato,
sin dagli anni ’80, che molti ricettore dei fattori di crescita presenti
nel PRP (PDGF, FGF, VEGF E TGF-beta) hanno una risposta che segue un
andamento gaussiano. Per questi motivi il Dr Reese sostiene che la
concentrazione fisiologica del PRP (non diluito) sia la più appropriata
per una più veloce guarigione delle ferite post-trapianto e per favorire
la crescita dei capelli. <
Il Dr Reese descrive inoltre recenti dati
dimostrano che la contaminazione da leucociti potrebbe essere dannosa.
Questo poiché i leucociti potrebbero rilasciare alte concentrazioni di
interleuchina 1 beta (citochine pro infiammatorie). Nel contesto della
chirurgia della calvizie la presenza di elevati livelli di interleuchina
1 beta non è desiderabile, poiché porta al rilascio di altre citochine
proinfiammatorie con conseguente attivazione di proteasi.
Sulla base di queste considerazioni, il
Dr Reese crede che sia più appropriato il sistema Cytomedix AutoGel per
gli scopi di efficacia, sicurezza e per una standardizzazione nel
contesto della cura e della chirurgia della calvizie, poiché da questo
sistema ne deriva un PRP a concentrazione fisiologica di piastrine con
nullo o basso concentenuto di leucociti contaminanti.
Su tali punti Greco risponde
che è difficile comprendere come non si possa tener conto del successo
dell’uso del PRP in centinaia di migliaia di casi di ferite chirurgiche
da quando “il livello terapeutico”, nove anni fa, è stato
standardizzato. Le ferite chirurgiche nel trapianto di capelli non sono
differenti da altre ferite chirurgiche che sono state trattate con
successo per anni con terapia standard PRP
Il Dr Greco sostiene, al contrario,
che livelli di fattori di crescita sopra quelli fisiologici non siano
dannosi. Il confronto di biopsie di ferite trattate sullo stesso
paziente hanno dimostrato difatti un potenziamento della guarigione, un
decremento del collagene della cicatrice, una maggior organizzazione
del collagene stesso, una più elevata resistenza alla trazione nelle
ferite trattate. Il PRP in questo studio è stato preparato a livelli
terapeutici e non fisiologici.
Il Dr Greco dichiara che, come
riportato da altri studi, il PRP contenente leucociti con livelli
terapeutici di citochine ha incrementato il diametro del fusto dei
capelli non trapiantati dopo stimolazione e infusione. È stato anche
dimostrato che nel 60% dei pazienti con alopecia androgenetica, trattati
con gli stessi livelli terapeutici di citochine, i capelli sono
cresciuti in una condizione dove, gli alti livelli di citochine
pro-infiammatorie hanno causano la perdita dei capelli. Purtroppo i
livelli di citochine variano da individuo a individuo e varieranno nello
stesso individuo giorno dopo giorno. Mentre nessuno conosce i livelli
ottimali di citochine, noi abbiamo bisogno di guardare ciò che è stato
fatto e quale sia lo standard di cura nel trattamento delle ferite
chirurgiche con PRP. Lo standard di cura è stato stabilito a livelli
terapeutici (4 volte il basale) sino a quando non ci saranno evidenze
che dimostrino la reale pericolosità.
Dr Greco inoltre respinge il
suggerimento di Reese per quanto riguarda la sorveglianza della FDA e
non ritiene valida la considerazione che i sistemi PRP siano diversi e
quindi che sia necessario fare una scelta specifica in base
all’applicazione clinica, come la scelta del sistema Cytomedix Autogel
per la chirurgia della calvizie.
Il Dr Reese replica dichiarando che lo
standard di cura a cui si riferisce Greco risulta essere ancora una
volta confuso, la concentrazione in discussione si riferisce a quella
piastrinica non a quella delle citochine. Purtroppo gli studi clinici
non definiscono il contenuto di citochine del PRP ma descrivono la
concentrazione piastrinica.
Sebbene gli esperimenti hanno mostrato
correlazioni tra piastrine e citochine, queste non possono essere
generalizzate. Quello che si discute è dunque solo la concentrazione di
piastrine, non quella delle citochine.
Reese ribadisce che le indicazioni sono
molto importanti. Vero che il PRP è usato “off-label” in diversi campi
ma senza standardizzazione e difatti questo sta alla base della
polemica che riguarda i benefici del PRP.
Dopo un’attenta lettura di questo lungo
“botta e risposta” scientifico e senza sottovalutare importanti
interessi commerciali insiti nelle applicazioni cliniche, si ritiene che
sia di grande importanza seguire con interesse l’evolversi di queste
ricerche, onde tutelare oggi ed in futuro i pazienti. Un uso improprio
di preparati aventi lo stesso nome ma effetti ben diversi è certamente
da proscrivere. Su questo abbiamo richiesto a riguardo un commento del
Prof. Franco Buttafarro, esperto italiano in materia.
Traduzione articoli e commento a cura del Dott. Tesauro
Fonti: Forum ISHRS numeri: 1 (gen/feb 2010) – 3 (mag/giu 2010)
Opinione del Prof. Franco Buttafarro:
Premesso che la mia esperienza sull’uso
del PRP è limitata all’applicazione nell’autotrapianto di capelli e
riservata, per ora, ad un numero esiguo di casi che non permettono una
standardizzazione sicura e dei vari trattamenti e dei risultati
ottenibili, riferirò un’esperienza personale senza entrare nel merito
delle molteplici proposte che in questo campo si fanno sempre più
pressanti. Inutile dire tutto ed il contrario di tutto: ci troviamo di
fronte ad una campo di applicazione che ancor oggi si deve considerare
sperimentale e pertanto tutti noi, colleghi americani compresi, dobbiamo
essere prudenti prima di esporci a considerazioni e ad affermazioni di
principio a cui è difficile rispondere senza aver sperimentato e
verificato le varie proposte che si moltiplicano sul mercato. Se
vogliamo dirla tutta la mia esperienza è forse più vicina a quella di
Greco, pur utilizzando un preparato diverso e sofisticato che tuttavia
gode di una credibilità importante sul mercato internazionale, grazie
all’imponente massa di lavori pubblicati a proposito nei vari campi
della medicina rigenerativa e della chirurgia (Sistema GPS III,
Gravitational Platelet Separation , della Biomet Biologics Inc.). Con
questo non affermo che questo sia il sistema ottimale per ottenere e
standardizzare i risultati in chirurgia della calvizie, tuttavia i primi
riscontri sono positivi e pertanto, in qualche modo, mi sento di
tutelare i pazienti che sto trattando e nello stesso tempo di tutelare
anche la mia esposizione personale a critiche gratuite che facilmente
nascono anche dalla spinta commerciale che questi prodotti
sottintendono. Personalmente tuttavia ritengo che non tutti i PRP siano
uguali e che pertanto il definire la concentrazione ottimale delle
piastrine in questi preparati sia per lo meno il passo fondamentale per
dirimere i molti interrogativi che gravitano su questi preparati.
Sicuramente farei due considerazioni: la prima attiene al numero di
piastrine del paziente che possono variare da 150.000 a 400.000 e che
quindi condizionano le varie concentrazioni che si possono ottenere, la
seconda si riferisce a severi studi in vitro che riportano come ottimale
una concentrazione di piastrine di circa 4-6 volte la norma. Sulla base
di queste premesse e giovandomi dell’esperienza maturata da un collega
chirurgo plastico che in ospedale utilizza da tempo lo stesso preparato,
in campi diversi dall’autotrapianto, ma con risultati accertati e
sostenibili, mi sento di dissentire dalle affermazioni generalizzate e
generiche dei vari autori che a tutt’oggi sostengono che questo o quel
preparato e questa o quella concentrazione sia quella ottimale e
pertanto invito tutti, colleghi e pazienti, alla prudenza prima di
pensare di aver trovato la soluzione ai problemi che ciascuno di noi
incontra nella pratica quotidiana riferita alla chirurgia della
calvizie. Il futuro prossimo credo che ci darà qualche risposta in
merito a questa tecnologia che sicuramente contiene le premesse per un
utilizzo pratico e utile a migliorare i risultati, peraltro già
soddisfacenti, in chirurgia della calvizie. Infine ricordo ai colleghi
che in Italia la manipolazione del sangue e dei suoi derivati è
riservata ai centri trasfusionali ai quali bisogna rivolgersi per
ottenere l’assistenza o addirittura l’autorizzazione a trattare i
pazienti con questi preparati.
Prof. Franco Buttafarro
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Lo stress non fa solo cadere i capelli
Arriva dal Canada una nuova ricerca effettuata sui capelli che utilizza
questi ultimi come misuratore di un fattore importante e sempre più
presente nella nostra vita: lo stress.
E’ infatti già da tempo appurato che lo stress può influire
negativamente sulla salute di ognuno, anche attraverso una maggiore
perdita dei capelli. Non è tuttavia nuova l’analisi del capello per
ricreare una sorta di archivio storico delle nostre abitudini. Metodo,
questo, utilizzato per ricercare tracce di stupefacenti depositatesi
all’interno del fusto del capello in persone sospette.
Parte proprio da questo aspetto l’analisi del capello per testare i
valori di stress relativamente alle patologie cardiache.
Uno studio della University of Western Ontario, diretto da Gideon Koren
e Stan Van Uum, mette in stretta relazione proprio i livelli di stress
con l’infarto. Dopo aver preso in esame più di cento soggetti, di cui la
metà ricoverati per problemi al cuore, è stato osservato come questi
ultimi fossero stati sottoposto ad alti livelli di stress nei tre mesi
precedenti. Tutto questo nonostante i fattori di rischio (storia
familiare, ipertensione, fumo, diabete, ecc.) fossero simili per tutti i
soggetti analizzati (solo il colesterolo era leggermente più alto tra
gli infartuati).
Si è giunti a questo risultato analizzando i livelli di cortisolo,
considerato l’ormone dello stress, proprio perché la sua quantità
aumenta proprio in periodi di difficoltà. Le tradizionali analisi (della
saliva, delle urine, ecc.) non possono però rilevare l’andamento sul
lungo periodo. Il capello, al contrario, crescendo circa di un
centimetro al mese, serve da memoria storica di questo ormone e di altri
fattori.
L’analisi dello stress non è comunque nuova nemmeno in Italia. La
microscopia a luce polarizzata proposta anni or sono dalla SITRI riesce
egregiamente a svolgere questa analisi.
Queste continue ricerche dovrebbero suggerirci di tenere sotto controllo
il nostro stile di vita agendo sulle cause piuttosto che intervenire in
maniera tardiva sugli effetti, qualunque essi siano.
Luca Rizzi.
http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2010/09/05/news/i_capelli_registrano_lo_stress-6737245/
http://www.agi.it/salute/notizie/201009031334-hpg-rsa1017-stress_e_scritto_nei_capelli |
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Anche nei fumetti si perdono i capelli...
La comunicazione cerca di sfruttare tutte le strategie da tempo per
giungere a tutti. Da anni, chi vuole parlare di chirurgia della
calvizie, cerca di farlo nei più disparati modi possibili. La
comunicazione è passata dai prospetti informativi cartacei classici di
stampo più scientifico, ai giornali, alla tv e infine ad internet.
Qualche mese fa, come è accaduto ad esempio negli anni ’80 con la
campagna di sensibilizzazione di igiene dentale, un'altra nota casa
farmaceutica ha deciso di lanciare un’iniziativa di informazione e
sensibilizzazione dei più giovani anche sul problema della calvizie.
Al di là della correttezza intrinseca di tale comunicazione c’è da fare
molta attenzione alla retorica utilizzata per lanciare alcune campagne
di sensibilizzazione che molte volte citano delle patologie o dei
problemi con eccessiva enfasi ed allarmismi.
Citando un sito che si occupa di comunicati stampa, questo sottolinea
quanto segue:
L'intento dichiarato di questi annunci è di
sensibilizzare il pubblico su problemi di salute che si presume siano
ignorati o sottovalutati. L’iniziativa viene presa in genere da società
scientifiche o da associazioni di pazienti, in occasione di congressi o
di altri eventi che richiamano l’attenzione sull’argomento.
In molti casi però dietro i firmatari dei comunicati si celano uno o più
sponsor che hanno forti interessi commerciali collegati alla malattia di
cui si tratta. In questi casi le notizie sono presentate in termini
volutamente allarmistici. Lo scopo è quello di far sentire malati anche
i sani e aumentare così il numero di potenziali acquirenti del prodotto
per combattere uno specifico disturbo.
La struttura dei comunicati viene poi trasferita, spesso in modo
acritico, all'articolo giornalistico o al materiale informativo che
arriva al cittadino.
La scientificità di alcune divulgazioni può quindi cadere a scapito di
una retorica divulgativa di stampo pubblicitario. E’ sempre bene, dopo
aver avuto degli input corretti dal materiale informativo, rivolgersi a
seri professionisti che valutino il caso singolo e particolare per
avere, in caso di necessità, cure adeguate ed evitare metodi fai da te.
Luca Rizzi
Fonti:
AdnKronos
http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/43 |
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La vignetta
del mese

Presi per i capelli... |
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ISHR: la storia

Foto del
direttivo ISHR al Congresso Internazionale di Capri 2010 con il
presidente onorario Edwin Epstein. |
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Prossimi
appuntamenti
- 18th Annual Scientific Meeting of the International Society of Hair
Restoration Surgery - Boston, Massachusetts, USA -
20-24 Ottobre 2010
- I Corso Internazionale di Anatomia, chirurgia dissettiva
"Chirurgia della calvizie" - Nizza 2-4, Dicembre 2010
- 16th Annual Scientific Meeting and Live Surgery Workshop - Japan
Society of Clinical Hair Restoration (JSCHR) -
Okinawa, Japan, 24-25 Febbraio 2011 |
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