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Sutura tricofitica: le due facce della medaglia

Il numero di giugno del Forum International ISHRS sottolinea l’importanza di salvare le ghiandole sebacee durante l’esecuzione della sutura tricofitica.
Lo studio proposto da Dae-Young Kim ha dimostrato che l’asportazione ad una profondità di 0,5 mm, o meno, del margine dermo-epidermico del cuoio capelluto in sede di prelievo, consente di salvare l’integrità di tutte le ghiandole sebacee. Viceversa con una profondità di 1,5 mm il 91% delle ghiandole sebacee sono esposte. Tale danneggiamento può causare, come dimostrato dagli studi di Mario Marzola e Carlos Puig, la comparsa di numerose cisti in sede di sutura nel decorso di guarigione dell’area di prelievo. Questa precisazione nasce dall’evidenza che una tecnica proposta per ottenere un miglioramento della qualità della cicatrice di prelievo, se eseguita non correttamente, può condurre ad un decorso post-operatorio gravato da fastidiose complicanze o ad un risultato non in linea con i miglioramenti prospettati al paziente.
A quest’articolo, nello stesso numero, fa eco il breve commento di Colin Westwood dal titolo: “Trichophytic Closure: why use it” in cui si sottolinea come questa metodica, definita come innovativa, ma che nella realtà è la riproposizione di una tecnica ben datata, venga utilizzata per aumentare le aspettative dei pazienti senza che vi sia stato una sufficiente evidenza scientifica dei benefici determinati dall’adozione della stessa. In questo secondo articolo, il pensiero di fondo è che non sia il solo e il semplice utilizzo della sutura tricofitica a determinare una buona cicatrizzazione, ma che questa è il frutto di una lunga serie di eventi ben pianificati. Questi partono da un disegno corretto per sede e dimensione entro i limiti di elasticità dello scalpo, continuano attraverso una precisa dissezione dei capelli sulla linea di incisione, paragonabile allo slivering eseguito al microscopio e completato da una corretta sutura associata ad un eventuale tecnica tricofitica.

Si trae la conclusione che in una chirurgia in cui i dettagli sono sempre più importanti è necessario che alle piccole innovazioni vada dato il gusto peso senza oscurare dettagli di tecnici di base di grande importanza.
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I capelli prima di tutto

Nel diffondere i dati di un recente sondaggio proposto sul sito dell’ International Society of Hair Restoration Surgery (ISHRS), la stessa Società Internazionale  ha sottolineato ciò che negli ultimi anni è sempre più sotto gli occhi di tutti: il rapporto con la società è basato sempre di più sull’apparenza, sull’esteriorità. Colpisce come questa presa di coscienza sia riportata con entusiasmo, quasi fosse un bene che tutto ciò sia avvenuto.
E’ stato chiesto ad un campione di 1878 persone di scegliere tra tre opzioni circa la  preferenza tra avere più amici, più soldi o più capelli: Quasi il 60% degli intervistati ha espresso il desiderio di avere più capelli, circa il  26% più soldi e solo il 14% più amici, l’ISHRS invita ad utilizzare questi risultati come strumento di marketing.
Mi è subito venuto da pensare che la prossima volta che bucherò la ruota in tangenziale non chiamerò il mio migliore amico ma chiederò alla mia ciocca di capelli di prendere il crick!!
Scherzi a parte, pur non volendo disconoscere la sicurezza che deriva dal vivere in armonia con la propria immagine va detto con chiarezza che gli eccessi non sono mai un bene, e questo sondaggio ha superato il limiti del buon gusto.
Molti studi negli ultimi anni hanno sottolineato come un piacevole aspetto fisico e un buon primo impatto favoriscano tutti noi nelle relazioni interpersonali.  Molti sono gli studi condotti sulle maggiori opportunità di lavoro e di guadagno di coloro che hanno una bella presenza; gli alti guadagnano più dei bassi, gli uomini che portano la barba sono più rassicuranti ecc. Pur tuttavia ciò non prescinde dal dover confermare la prima impressione che di noi abbiamo dato, ed io confido di vivere in una società dove prima o poi qualcuno chiederà conto della sostanza di ciascuno: etica, onestà, capacità, professionalità.
Facciamo infine un’analisi più attenta delle informazioni riportate dal sondaggio. Se i soldi ed i capelli possono essere assolutamente intercambiabili e danno una “maggiore felicità” a seconda della quantità, gli amici vanno “misurati” secondo un criterio di classificazione di tipo qualitativo e non quantitativo.
La domanda del sondaggio è quindi sbagliata e i dati ricavati non possano essere letti in maniera oggettiva.
Tutto da buttare quindi, per essere probabilmente ripescato da qualche rubrica di gossip alla prima occasione, ma vi invito a trarre almeno una conclusione: un buon medico che si occupa di cura e chirurgia della calvizie può venire in aiuto di chi desidera una capigliatura folta , ma questo aiuto deve essere, soprattutto in questo campo, di tipo qualitativo e non semplicemente quantitativo.

Piero Tesauro
Presidente ISHR
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Tom Hanks e il mistero del codice… dei suoi capelli

Un’altra star di Hollywood finita sotto i la lente di ingrandimento dei patiti di gossip è uno degli attori più pagati di tutti i tempi.

Come riportato da più siti internet, sia italiani che inglesi, Tom Hanks è “sospettato” di trapianto di capelli. Se per alcuni personaggi famosi il confronto è però presto fatto, dato che la star di turno punta a migliorare la sua situazione, diverso è se il presunto trapianto viene effettuato per  mantenere lo status quo.

Questo è quello che hanno notato molti attenti osservatori. Pare infatti strano che nonostante il passare degli anni vi sia stato un arresto completo di un’incipiente calvizie … Il viso di Tom Hanks pare dunque che abbia subito l’usura del normale trascorrere del tempo, mentre i suoi capelli, al contrario, forse hanno un invecchiamento biologico molto più lento… oppure no?


Luca Rizzi
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ISHR: la storia
In attesa del Congresso di Amsterdam, ecco il presidente ISHRS al congresso dell'Associazione Italiana nel 2007

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