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Considerazioni sull'approccio psicologico e chirurgico alla calvizie femminile

Quando una donna con problemi di capelli si rivolge al chirurgo molto spesso giunge alla visita autonomamente ed in modo impulsivo, quasi mai su indicazione di un collega.

"Lei è la mia ultima spiaggia, ho già provato di tutto" è la prima frase o comunque il senso con cui ci viene così totalmente delegata la responsabilità di risolvere il suo grave disagio.

Prima di entrare in un discorso oggettivo di indicazione o meno all'intervento, e prima di analizzare con precisione quali fattori e in che misura peseranno sulla bilancia della nostra decisione, vanno fatte alcune considerazioni generali di carattere psicologico sul modo più conveniente e soddisfacente di condurre la visita.


Ripercorrendo i miei 15 anni di lavoro ritengo che l'apparente "completo affidamento" con cui una paziente si rivolge a noi deve indurre il medico ad una grande prudenza. È esattamente in situazioni come questa che il nostro parere ha un peso notevolissimo e di conseguenza la risposta non va mai affrettata.

Indipendentemente dal quadro clinico della paziente e dalle nostre convinzioni, abbiamo in prima istanza il bisogno di sapere come la donna che si è rivolta a noi viva la sua situazione e quali aspettative abbia. Questa prudenza trova le sue ragioni non solo nella oggettiva consapevolezza che l'intervento di autotrapianto nelle donne presenta dei limiti, ma nella certezza che una erronea interpretazione del vissuto della paziente potrebbe compromettere il rapporto terapeutico.

Queste considerazioni traggono origine da visite "sbagliate" in cui un quadro clinico evidente mi ha spinto, precorrendo i tempi e l'ascolto, a fare un accenno immediato alla necessità o meno di intervento. La mia posizione, diversa dalle aspettative della paziente, anche se corretta, ha attivato un sentimento di delusione e la sensazione di non essere stata realmente capita inducendo quindi un comportamento decisamente oppositivo, ben diverso dalle mie attese. Ad esempio alcune donne con pochissimi capelli al mio primo accenno ad un trapianto mi hanno guardato come se avessi improvvisamente accentuato il loro problema ponendolo sotto una luce più viva e tagliente e fornendo loro una consapevolezza di cui avrebbero volentieri fatto a meno.

Si può sbagliare anche nel caso opposto, negando cioè in primis a donne con molti capelli il trapianto o anche solo l'ipotesi di un trapianto per la sua ovvia inutilità. Così facendo si perde l'opportunità di utilizzare l'intenso desiderio della paziente come leva per ottenere una importante collaborazione terapeutica e le si da l'immediata sensazione di negare il problema che le procura un vissuto doloroso. Non c'è più quindi lo spazio per approfondire con attenzione il malessere che ha spinto la paziente da noi e per proporre chiavi di lettura e soluzioni diverse.

Parte importante di ogni colloquio è l'analisi delle aspettative, i desideri presentati dalle donne sono a volte comprensibili solo in rapporto alla conoscenza del loro passato che può divenire per alcune persone l'unico metro di giudizio. In questi casi un buon numero di capelli in più, che soddisferebbero molte persone, possono essere davvero poca cosa per chi ha aspettative simil protesiche.

Una meticolosa raccolta delle informazioni anamnestiche e degli aspetti clinici deve essere combinata ad una altrettanto attenta valutazione degli aspetti psicologici della paziente donna ai fini del raggiungimento della migliore soluzione terapeutica. La presentazione analizzerà inoltre i lavori scientifici e le linee guida inerenti le indicazioni chirurgiche nell'alopecia della donna pubblicate negli anni recenti, e proporrà una revisione critica delle proposte di trattamento maggiormente condivise.

Dott. Piero Tesauro
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Intervista alla Professoressa Valerie Randal

Valerie Randal è una delle principali ricercatrici del mondo per quanto concerne la biologia del capello. Laureata in Zoologia presso l'Università di Sheffield in Inghilterra, ha sviluppato un interesse particolare per la biologia del capello conseguendo il dottorato sulla regolazione ormonale delle ghiandole sebacee e, in seguito, facendo ricerca sull'uso degli anti-androgeni nell'irsutismo e nella variazione stagionale della crescita del capello nell'uomo.
Le abbiamo dunque posto delle semplici domande per poter meglio comprendere l’azione che gli androgeni svolgono sul follicolo pilifero.
  1. Nell'ultima decade, il follicolo pilifero ha catturato l'attenzione di molti ricercatori di diversi campi. Quali caratteristiche conserva questo "mini-organo" per attrarre i ricercatori?

    Gli zoologi hanno apprezzato il follicolo pilifero per diverso tempo per i suoi ruoli essenziali nel mantenimento della temperatura corporea e nella mimetizzazione per la sopravvivenza dei mammiferi. I biologi hanno constatato il suo fantastico potere di rigenerazione, le sue complesse interazioni tra cellule epiteliali, mesenchimali e cellule derivate dalle creste neurali, e per la presenza di cellule staminali. Il follicolo possiede anche l'eccezionale vantaggio di trovarsi sulla superficie corporea, permettendogli di essere manipolato e osservato in un mammifero vivente. Nel futuro questo potrebbe permettere il suo utilizzo come fonte non invasiva di cellule staminali, cellule staminali che potrebbero essere manipolate per rimpiazzare cellule o organi malati.

    I ricercatori del campo farmaceutico sono interessati allo sviluppo di farmaci, come Minoxidil, per la stimolazione della crescita del capello; per gli endocrinologi, il follicolo offre un unico paradosso: è l'unico organo che risponde differentemente allo stesso ormone androgeno, in relazione alla sua localizzazione corporea. Gli androgeni difatti stimolano molte aree come la barba, non hanno effetti sulle ciglia e possono inibire i follicoli piliferi sullo scalpo causando la calvizie.

  2. Quali sono le basi degli effetti paradossali degli androgeni sui follicoli piliferi con differente localizzazione corporea?

    Poichè i follicoli piliferi rispondono differentemente malgrado ricevano lo stesso livello e lo stesso tipo di androgeni, le variazioni devono essere dovute alla loro differente capacità di rispondere allo stesso segnale. Questo concetto è alla base della chirurgia del trapianto di capelli, ovvero, il follicolo trapiantato sullo scalpo frontale risponde all'azione ormonale allo stesso modo di quando si trovava localizzato alla base del collo. La capacitè dei follicoli trapiantati di produrre capelli terminali conferma il fatto che la risposta sta nel follicolo stesso e non coinvolge fattori provenienti dalla pelle circostante.

  3. Gli androgeni come agiscono sul capello e qual è il ruolo dei recettori androgenici?

    Gli androgeni agiscono sul follicolo e sono in grado di indurre una risposta soltanto attraverso il legame ad un recettore specifico.
    All’interno della cellula, una volta che il recettore ha legato l'ormone, avviene un cambiamento conformazionale dello stesso che gli consente di legare gli elementi di risposta all'ormone del DNA, innescando così la sintesi di RNA messaggeri e quindi di proteine specifiche.
    Parecchi androgeni possono legare il recettore, in particolare il testosterone ed il suo metabolita più potente, il 5-alfa-deidrotestosterone.
    Il testosterone viene metabolizzato a deidrotestosterone a livello intracellulare attraverso l'azione dell’enzima 5-alfa-reduttasi. Questa reazione non avviene in tutti i follicoli piliferi per motivi ancora non completamente conosciuti.

  4. Come possiamo bloccare l'effetto degli androgeni?

    Gli effetti degli androgeni possono attualmente essere bloccati in due modi:

    • attraverso l'uso di anti-androgeni come ciproterone acetato e spironolattone, che competono con gli ormoni per il legame al recettore. Sfortunatamente gli anti-androgeni bloccano tutte le risposte androgeniche inclusa la libido; questo rappresenta uno svantaggio per gli uomini a meno che non introducano queste sostanze attraverso uso topico;

    • un secondo approccio è quello dell'inibizione del metabolismo del testosterone che provoca un blocco più selettivo con minor effetti collaterali. La Finasteride, inibitore dell'enzima 5-alfa-reduttasi di tipo II, è usato con successo per contrastare la calvizie nell'uomo. Nella donna, entrambe le vie descritte devono essere adottate in presenza di estrogeni; nelle donne in età fertile infatti questo previene la femminizzazione del feto di sesso maschile.

    In futuro, quando conosceremo di più a riguardo di come il follicolo pilifero agisce, potrebbe essere possibile bloccare gli effetti degli androgeni in modo più selettivo, attraverso l'inibizione di proteine che essi alterano per espletare i loro effetti.

  5. Oltre alla Finasteride e al Minoxidil, esistono prodotti, ora in studio, che potrebbero mostrare efficacia nel trattamento dell'AGA?

    Dutasteride ha dimostrato recentemente di stimolare la ricrescita del capello in modo più efficace della Finasteride. Dutasteride inibisce la 5-alfa-reduttasi di tipo I e II essendo un inibitore più potente della Finasteride.
    Meno chiara invece l'alternativa di isolare e coltivare cellule della papilla dermica per il re-impianto all'interno dello scalpo calvo per indurre lo sviluppo di nuovi follicoli piliferi.
    Altri approcci futuri potrebbero includere l'uso di un analogo della prostaglandina F2alfa per l'identificazione di fattori paracrini stimolatori ad uso topico, vista la sua proprietà di stimolazione della crescita delle ciglia quando usato per il trattamento della salute dell'occhio.

  6. Noi le siamo molto grati per la collaborazione come parte dei contributi scientifici di base di questo Forum. La collaborazione tra chirurghi dell'autotrapianto e ricercatori è sicuramente importante per il futuro. Ci sono attività specifiche che Lei consiglierebbe per rafforzare questo legame?

    Una cosa importante sarebbe facilitare, da parte dei chirurghi, l'accesso a campioni di follicoli piliferi. La via migliore è la collaborazione tra chirurghi e scienziati per un progetto di interesse reciproco, come attualmente sta facendo il mio gruppo per lo studio dei meccanismi di azione del Minoxidil nel follicolo pilifero.
    Penso che il vostro Forum sia un eccellente via per migliorare questo legame.

  7. Quali sono i principali progetti di ricerca in atto?

    I miei progetti di ricerca cadono in 3 principali aree:

    • azione androgenica nel follicolo pilifero;

    • comprensione del ruolo dei canali del potassio ATP sensibili nel follicolo pilifero;

    • regolazione ormonale della pigmentazione del capello.

    Ognuno di questi progetti possiede potenziali benefici per lo sviluppo futuro di terapie che contrastino le condizioni del capello causa di sofferenze psicologiche, calvizie, irsutismo ed ingrigimento dei capelli.
    Chiunque fosse interessato ad approfondire l’argomento in questione la Professoressa Randal ha recentemente pubblicato un articolo:

    Randall, V.A (2007) Hormonal regulation of hair follicles exhibits a biological paradox
    Seminars in Cell & Developmental Biology 18:274-285


Traduzione e Riassunto a cura del Dott. Tesauro
Articolo originale FORUM ISHRS 2009
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Nascondere i propri miglioramenti

Negli ultimi numeri delle newsletter si èè trattato ampiamente della questione estetica come centralità della vita di ognuno, specialmente nella società in cui viviamo.
Ogni persona viene bombardata giornalmente da notizie riguardanti il giudizio estetico di vip e personaggi di spicco. Si va dal PM sbeffeggiato da un noto telegiornale per il colore dei calzini che indossa ai vestiti della Clerici durante il Festival di Sanremo, passando per le varie rubriche di gossip.
Mentre è facile cambiare un capo d'abbigliamento, risulta assai più difficile scendere a compromessi con il proprio aspetto fisico. Seppur sdoganati già da qualche anno, gli interventi di chirurgia estetica, compresi quelli di chirurgia della calvizie, continuano a indurre i giornalisti a prodigarsi in una caccia alle streghe; da un lato si vedono schierati i personaggi noti che cercano di nascondere e negare in tutti i modi gli interventi chirurgici subiti fisiche e dall'altro i giornali sempre più alla ricerca delle prove che i vip si siano concessi un "ritocchino".
Come per i prodotti dimagranti, la pubblicità comparativa sta diventando un must. Un paragone che funziona tuttavia al contrario. Mentre chi fa la dieta è orgoglioso di andare in tv a mostrare i pantaloni di molte taglie più grandi, chi ricorre al chirurgo plastico subisce passivamente il paragone pubblicato da parte dei giornali che cercano di sondare il corpo della "vittima" al microscopio per scovarne i vari ritocchi.
Ecco che si va da servizi sui capelli di Berlusconi che prima ci sono e poi sono molto più diradati per poi per ricomparire poche ore dopo, a intere pagine di giornale su tutti i quotidiani del mondo dedicati al Principe William. In un batter di ciglia il futuro re d'Inghilterra acquista una capigliatura invidiabile che si colora anche di nero corvino. Pochi giorni di attesa per scoprire che il merito era dato tutto da Photoshop e dal suo fotografo.
Questa attenzione mediatica produce un senso di angoscia anche in coloro che non sono sotto la luce dei riflettori. Oltre alla ricerca di una soluzione ad un proprio disagio fisico il problema di mole persone è quello di nascondere, un po' come se si fosse in una saga di spionaggio, il pre, il durante, il post operatorio.
Da dove nasce il bisogno di nascondere un proprio miglioramento fisico? Probabilmente ognuno di noi ha una risposta differente. Sottoporsi ad un intervento con la prospettiva di avere un problema con se stessi e con il mondo anche dopo l'operazione non è di certo ideale. Appare quindi paradossale, quando oltre a nascondere il difetto che si aveva, si nasconde in seguito anche il miglioramento ottenuto.
Serve quindi considerare l'intervento come aiuto estetico che migliori anche il nostro rapporto con il mondo esterno ma prima di tutto con noi stessi. Cercare di nascondere qualche imperfezione è un modo di essere che appartiene ad ognuno di noi ma non deve diventare patologico.
Prendiamo quindi esempio dal principino che, apparso qualche giorno dopo sui giornali ritratto con la sua solita capigliatura diradata, non ne ha avuto a male sapendo che il fotografo aveva utilizzato il trucco digitale solo per "far risaltare il colore naturale della sua pelle"; sempre che non sia stata solo una trovata pubblicitaria...







Luca Rizzi

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ISHR: la storia
Mangubat "Unno" alla cena di gala del congresso di Amsterdam ISHRS 2009



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- ISHRS Regional Workshop - 16th Annual Live Surgery Workshop - Orlando, Florida, USA, 7-10 Aprile 2010
- Hair Restoration, Alpine Workshop - Le Chabichou Hotel Courchevel, France, University Claude Bernard Lyon I, European Graduate Hair Diploma Society14-17 Aprile 2010
- ISHR - XIII Congresso Internazionale - Capri 20-22 Maggio 2010
- ISHRS Regional Workshop New Advances in Asian Hair Transplantation - Bangkok, Thailand, 25-27 Giugno 2010
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