L’alopecia androgenetica o calvizie comune è quella frequentissima affezione del cuoio capelluto che, causando un’alterazione del profilo estetico, determina una sequela di problemi psicologici e relazionali che interferiscono negativamente sulla qualità di vita dei soggetti che ne sono colpiti. Da molti anni peraltro i laboratori di ricerca medica sono impegnati nell’individuare un rimedio efficace e duraturo per contrastare la caduta dei capelli e per restuituirli nelle aree divenute prematuramente calve. Questi studi hanno prodotto ultimamente risultati stimolanti e, per una volta tanto, razionali come quelli che si ottengono con l’uso della finasteride che molto spesso si associa al trattamento chirurgico. Ma quando la terapia è giunta troppo tardi o ha prodotto risultati parziali, interviene sempre più frequentemente la chirurgia. Negli ultimi dieci anni si sono compiuti progressi stimolanti nell’approccio chirurgico del problema: le nuove tecniche di autotrapianto, la riduzione dell’area calva con l’utilizzo di espansori e di estensori, la trasposizione di lembi di cuoio capelluto utilizzate singolarmente od in associazione, possono garantire risultati definitivi e cosmetologicamente soddisfacenti. La tecnica dell’autotrapianto è certamente quella più utilizzata anche alla luce degli ultimi risultati che propongono solo trapianti mono-bibulbari (micrograft) e con unità follicolari per le prime linee frontali e trapianti con tre-quattro capelli (minigraft) per densificare le zone posteriori. Per ottenere un risultato che soddisfi le richieste del paziente è fondamentale il colloquio preliminare, durante il quale sarà necessario comprenderne le aspettative, spiegare in modo realistico i risultati ottenibili a breve e a lungo termine, e stabilire un reciproco rapporto di fiducia. L’intesa tra paziente e chirurgo è irrinunciabile ed in mancanza di questa è opportuno congedare il paziente prima di inizaire un iter terapeutico che potrebbe essere lungo ed insoddisfacente per entrambi. A questo proposito è utile una descrizione scritta delle varie fasi dell’intervento, meglio se documentate con foto e schemi, e delle possibili, sia pur rare, complicanze intra e postoperatorie allo scopo di ottenere un consenso informato. È importante valutare il colore e lo spessore dei capelli, la densità della zona donatrice e suggerire e concordare con il paziente l’attaccatura della nuova linea frontale che non dovrà mai essere troppo avanzata ma varierà a seconda dell’età, della fisionomia e dello stadio della calvizie. Una linea troppo avanzata, oltre a essere poco naturale, richiederebbe un numero elevato di grafts non sempre disponibili. A questo punto si provvederà a consegnare al paziente le istruzioni preoperatorie e la lista degli accertamenti ematologici e cardiologici necessari per condurre l’intervento in piena sicurezza. L’intervento viene eseguito in anestesia locale con l’assistenza dell’anestesista che provvede a sorvegliare e a monitorizzare il paziente mentre il resto della nostra équipe è composto da un assistente medico, tre infermieri dedicati alla preparazione dei trapianti e dal chirurgo operatore. Prima della seduta operatoria è buona norma fare una riunione di tutti i membri dell’équipe per chiarire e concordare tutti le fasi tecniche dell’intervento e, cosa che non guasta mai, fare le ultime raccomandazioni. Si inizia con il somministrare al paziente una premedicazione (un tranquillante) e dopo circa venti minuti si procede all’anestesia della zona donatrice ed la prelievo della losanga di cute che sarà suddivisa dalle infermiere in micrografts, unità follicolari e minigrafts. Si procede alla sutura della zona donatrice e quindi all’anestesia della zona ricevente utilizzando anestetico locale addizionato con vasocostrittore per ridurre al minimo il sanguinamento. A questo punto inizia la vera e propria seduta di autotrapianto che durerà in media circa quattro ore per le sessioni importanti (megasession). I siti riceventi verranno accuratamente preparati utilizzando microbisturi di varia forma o punch da 0,75 mm e si provvederà alla distribuzione dei grafts con molta attenzione allo scopo di non traumatizzare i bulbi. Al termine dell’intervento il paziente viene bendato per 12/24 ore allo scadere delle quali viene sottoposto dal nostro personale ad un primo lavaggio durante il quale gli vengono fornite le istruzioni di comportamento per i primi quindici giorni. Nel postoperatorio vengono prescritti antibiotici ed analgesici al bisogno e si darà appuntamento dopo 12-15 gg per la rimozione dei punti consegnando le istruzioni postoperatorie che dovranno essere semplici e comprensibili. Il decorso postoperatorio sarà ottimo, con assenza di dolore alla zona ricevente, mentre alla zona donatrice si avvertirà, appoggiandosi sul cuscino, una sensazione fastidiosa di contusione che peraltro durerà solo due o tre giorni. In assenza di complicazioni, che peraltro sono rarissime se l’intervento è stato eseguito correttamente, si controllerà il risultato a sei mesi dall’intervento.
Ma se l’autotrapianto è la tecnica più usata non ci si deve dimenticare che esistono altre possibilità di correzione chirurgica della calvizie. Citeremo pertanto la riduzione dell’area calva con l’uso dell’estensore, la tecnica dell’espansione delle regioni ricche di capelli, la trasposizione dei lembi di cuoio capelluto. La riduzione dell’area glabra è consigliabile in pazienti con calvizie della linea mediana e del vertice in fase avanzata ma con buona mobilità e lassità del cuoio capelluto. L’intervento, apparentemente invasivo, se eseguito correttamente comporta scarsi disagi e viene effettuato in circa due ore, sempre in anestesia locale, e permette riduzioni cospicue dell’area glabra specie se si integra la riduzione con l’applicazione intraoperatoria di un estensore di silicone che permette la distensione della sola area ricoperta da capelli. In questo modo in due o tre interventi, a distanza di 40 giorni, si potranno ottenere risultati eclatanti che potranno essere con modesto autotrapianto per la linea di attaccatura frontale. L’intervento d’elezione, nella maggior parte dei casi, è l’autotrapianto ma è assolutamente necessario che chi si cimenta nella tecnica della correzione chirurgica dell’alopecia androgenetica conosca e sia in grado di eseguire tutti gli interventi sia da soli che in associazione all’autotrapianto. Diversamente si incorrerebbe nell’errore, abbastanza comune, di proporre al paziente solo quest’ultimo intervento anche nell’ipotesi che ci sia una precisa indicazione ad altra terapia chirurgica da sola od in associazione. Sarebbe come dire che “avendo a disposizione solo un martello ogni problema ci apparirà a forma di chiodo!”